SE CERCHI CASA IN UMBRIA VIENI DA SPOLETO'S HOME

Se cerchi casa sei arrivato nel posto giusto! Vieni a trovarci nella nuova agenzia di Spoleto, in via Giuseppe di Vittorio, 6 (zona Pavone), potrai scegliere l'immobile che fa per te sfogliando il nostro catalogo e se non troverai nel nostro ampio database di appartamenti, case e casali ciò che cerchi i nostri property finders saranno lieti di aiutarti a trovare la casa dei tuoi sogni. Basta chiedere!

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Buona Pasqua da Spoleto's Home

Spoleto's Home augura Buona Pasqua ai suoi 'seguaci' e dà appuntamento la prossima settimana nel nuovo locale di via Giuseppe di Vittorio, 6. Venite a trovarci, troverete competenza e cortesia e una squadra di professionisti attenti alle vostre esigenze e pronti all'ascolto.

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(Emanuela Duranti) Vorrei soffermarmi e guardare dall’alto la pianura spoletina, che in epoca preistorica era un lago: “Lacus Umber”, che nel tempo si è ritirato e la valle definitivamente bonificata nel Medioevo.  Guardando la Mappa (XVI-XVII sec.)vediamo ben disegnata la rete di fiumi e torrenti che attraversano la valle e l’antico tracciato della Flaminia, che venendo da Roma entra in Spoleto e ne esce per andare verso Foligno, incrociando la Via della Spina. Via antichissima, che univa Spoleto e Camerino, percorsa dai pellegrini diretti alla Madonna di Loreto e importante via della Transumanza. Intorno una corona di monti, quasi a protezione, a est la Catena Appenninica, a ovest la catena dei Monti Martani

Spoleto sorge sul colle Sant’Elia, cioè dedicato al Sole, alle falde del Monteluco. Fin dai Romani considerato luogo sacro. Sul Monteluco troviamo il Bosco Sacro, anticamente dedicato a Giove, tappa della Via Francigena, qui soggiornò San Francesco che guardando la vallata disse: “Nihil jucundius vidi valle mea spoletana”.

Questo luogo è fin dall’antichità dedicato alla contemplazione, alla meditazione, alla preghiera. Passeggiando nel silenzio del bosco, non si può non percepirne la spiritualità ed essere pervasi da un grande senso di pace, che questo luogo naturalmente comunica. Già nel periodo preistorico è testimoniato l’uso delle grotte carsiche, dove hanno soggiornato tanti eremiti votati alla vita ascetica. Da questi primi insediamenti eremitici risalgono le formazioni delle prime comunità monastiche. Ce ne parla Gregorio Magno che riferisce la presenza di monaci orientali e di monasteri raccolti intorno a S. Giuliano, fondato dal monaco siriano Isacco. La presenza dei monaci siriani fu determinante per la diffusione del Cristianesimo in Umbria a partire dal VI secolo. Nel VI sec. nasce anche un movimento ascetico femminile per opera della vergine Gregoria e di Calvezia, figlia del vescovo di Spoleto Spes. Dopo il XIII secolo,  l’incontro della tradizione ascetica e la spiritualità francescana dà origine a un vasto movimento ascetico femminile con l’esercizio della penitenza volontaria. Nel 1232 nasce una comunità regolare, il Monastero di Santa Maria Inter Angelos, che s’insedia lungo il Giro dei Condotti, lungo il quale nacquero altri Eremi, tra cui, ancora visibile, anche se ormai diroccato, l’Eremo di San Leonardo. Nei primi del 1300, Bonifacio VIII emana una nuova costituzione, la “Periculoso”, che impone la clausura a tutte le monache, che sono costrette a scendere a Spoleto e a fondare i monasteri vicino alle mura della città.

Periculoso afferma:

Desiderando provvedere alla situazione pericolosa e abominevole di alcune suore, che, rinunciando alle redini della rispettabilità e abbandonando impudentemente la modestia e la naturale timidezza del loro sesso [...] stabiliamo fermamente [...] che le suore collettivamente e individualmente, sia al presente che in futuro, di qualunque comunità o ordine, in qualunque parte del mondo essi possano essere, dovrebbero d'ora in poi rimanere perpetuamente chiusi nei loro monasteri [...] affinché [le monache] siano in grado di servire Dio più liberamente, interamente separati dallo sguardo pubblico e mondano e, essendo state rimosse le occasioni di lascivia, possono salvaguardare diligentemente i loro cuori e corpi in completa castità ".

 

Testo sul quale si potrebbe lungamente dibattere …

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I misteri di 'Sant'Agnorillu'

Ci sono luoghi che racchiudono fra le loro mura secoli di storia popolare come le cappelle rurali sparse nelle campagne, a testimoniare la devozione di intere comunità che per generazioni hanno affidato a quei santuari i momenti cruciali della vita, la nascita, il matrimonio, la morte, la messa della domenica, la festa e il lutto. Eppure, oggi, quasi nessuno si accorge più di questi tesori nascosti, spesso adagiati sul ciglio della strada, ma sui quali si poggia a fatica l’occhio sfrecciando a bordo di un’auto. Altri tempi quando i mezzi di locomozione erano cavalli, muli e somari o quando quelle strade, una volta sterrate, ospitavano il passaggio dei pastori in movimento per la transumanza in terre lontane. Uno di questi luoghi è la chiesina di Sant'Angioletto, Sant'Agnorillu per la gente di qui, alle porte di Spoleto, una piccola cappella di campagna di origini romaniche, ma sorta su un sostrato più antico venato di radici pagane, è ancora viva nel ricordo dei più anziani memori di una profonda religiosità familiare che confluiva proprio lì, fedele alle consuetudini proprie di una devozione legata al culto micaelico che faceva di quei luoghi dei veri e propri santuari di confine, dove convergevano genti da ogni dove in un comune senso dell’incontro che, spesso, sfociava in relazioni e rapporti umani profondi e duraturi. “Mia mamma era devotissima – ricorda un signore indaffarato ad arrostire salsicce – e quando non veniva il prete andavo io a Monteluco a prendere un frate per dire messa”.

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LA CENA DELLA 'BENFINITA'

Al termine della coglitura delle olive, le famiglie preparavano la cosiddetta cena della benfinita, a base di pasta fatta in casa condita con sugo di carne.

Durante la molitura delle olive, si è via via diffusa nei frantoi l’usanza di offrire la tradizionale bruschetta per “testare” l’olio novello su abbondanti fette di pane “crogiato” e sfregato con uno spicchio d’aglio.

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IL CASTAGNO, L'ALBERO DEL PANE

Per molti secoli le castagne sono state il principale alimento delle popolazioni montane, tanto che il castagno ha meritato l'appellativo di 'albero del pane'. Da questo e dai suoi frutti dipendevano strettamente i poveri raggruppamenti umani di molte zone montane e ad essi si rifanno innumerevoli tradizioni, tecniche e pratiche rurali e domestiche, per le quali si può parlare di una vera e propria civiltà del castagno, che continua ad essere protagonista a tavola con le varianti del castagnaccio, dolce tipico del centro Italia, e della polenta di farina di castagne, fra le tante pietanze 'povere' a base di questo prelibato frutto dei nostri boschi.

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MILLE E 100 SCUDI PER UNA CASA PADRONALE DELL'OTTOCENTO

Correva l'anno 1824, per la precisione il 9 agosto, quando si sedettero davanti a un notaio di Spoleto Stefano Raimondi fu Giuseppe e Giuseppe Polinori fu Luigi, rispettivamente venditore e acquirente, per l'atto di traslazione di questa antica dimora contadina di Camposalese, sul crocevia fra Protte e San Giacomo. La casa, che all'epoca della compravendita contava 8 vani, fu alienata per la cifra di mille e 100 scudi con una caparra di 120 scudi. Oggi il complesso è stato ristrutturato nella struttura portante, ma ancora conserva tracce di quel lontano passato, in particolare "il pozzo, l'ara, il forno e la fornacetta". L'atto riporta le condizioni del patto fra le parti che contempla "Il raccolto a totale vantaggio del venditore" e statuisce che il Raimondi potesse rimanere a far data dal contratto "per cinque mesi in casa senza corrispondenza di pigione alcuna". Nel testo del rogito si parla anche di una 'mola', il che fa presupporre anticamente la presenza di un molino. Oggi l'intero fabbricato è in vendita in blocco a 275.000 euro, compresa l'ala sul retro che include un appartamento completamente ristrutturato, chiavi in mano.

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METTI UNA MATTINA IN ARCHIVIO

Mattina in archivio. Un modo diverso per andare a caccia di notizie storiche, perché come dicevamo ogni casa ha un'anima ma ce ne sono alcune che ce l'hanno più delle altre. L'ultima che ho acquisito è un'antica dimora padronale fra Protte e San Giacomo, sul crocevia che collega a Beroide e Azzano e anche se è stata ristrutturata esternamente da poco conserva tracce del suo passato, un portone stracciato dal tempo, l'ovale di un'edicola sacra del '700, un prato che profuma di menta sotto il vecchio forno a legna. La curiosità è femmina e imbattersi in qualcosa del genere che solo a chiudere gli occhi fa sentire le ruote delle carrozze trainate dai cavalli nell'Ottocento mi ha fatto venire la voglia di indagare, scoprire qualche scampolo di storia di questa splendida dimora spalmata su 600 metri quadrati su due livelli e circondata da una corte esclusiva, la vecchia aia per il bivacco del bestiame e le faccende agricole. C'è ancora il pozzo, la fornacetta, le arcate ciclopiche in pietra a vista che incorniciano ambienti smisurati, intersecati fra loro in un magico labirinto di spazi. Dico la verità, sono andata in archivio senza aspettative, le impiegate mi hanno portato in uno sgabuzzino pieno zeppo di faldoni che odoravano di veccihio, sembrava di giocare a mosca cieca e invece no... fortuna ha voluto che mi imbattessi in un atto di vendita del 1824 di quella casa (sì, proprio quella!), ma ora mi fermo e rinvio chi vorrà scoprirne di più alla prossima puntata. 

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L'ABC del tipico in Umbria

Parte da oggi un viaggio nell'Umbria tipica dei prodotti di nicchia, una guida utile a chi vuole conoscere più a fondo i suoi prodotti, la loro storia, i frutti della terra e a chi da fuori desidera scoprire un mondo di sapori. E ancora le curiosità, gli eventi, le ricette, i musei, la storia del gusto per una 'full immersion' nel paradiso di delizie del 'Cuore verde" d'Italia. Inizia il viaggio in un mondo tutto da esplorare ed 'assaggiare'.

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IL CAPOLAVORO DI BEROIDE

Nella chiesa di San Michele Arcangelo di Beroide c'è un capolavoro sconosciuto.  E' una tela del pittore francese Noel Quillerier dipinta nel 1625 raffigurante La Madonna con il Bambino, S Carlo Borromeo e S:Francesco. Questa opera fa parte delle sole  cinque opere firmate dall'artista (tra le migliaia che ha dipinto). Il Quillerier soggiornò nella nostra zona tra il 1625 e il 1628 per poi tornare a Parigi da dove proveniva e dove visse per il resto della sua vita."

L’opera del Quillerier, maestro seicentesco d’Oltralpe che ha lasciato più di una traccia del suo talento in Umbria, è una ‘gemma’ che impreziosisce il patrimonio artistico di Beroide, che per questo e altro merita di essere visitata, ma è solo uno dei tanti capolavori sconosciuti e ‘incompresi’ della nostra terra.

 

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ANCHE LE CASE HANNO UN'ANIMA

Vendere case non è come vendere frutta al mercato. La casa è il bene più prezioso, il nido, il rifugio, il sogno e chi decide di acquistarla fa una scelta che cambia la vita. Ecco perché chi fa questo mestiere non può farlo bene se non ci mette cuore e passione. Spoleto e i suoi dintorni, la magica Valnerina e la valle trevana in questo ci danno una mano perché servono sul piatto un territorio affascinante e senza tempo, dove cercare casa si rivela un'avventura ricca di sorprese, una continua scoperta. Sì, perché c'è da scoprire un mondo nel raggio di pochi chilometri, se ci si sposta sulle colline dei monti Martani o sulle alture delle terre Arnolfe, sul versante della Somma o lungo via della Spina. E' un viaggio che arricchisce e stupisce, dove cercare casa diventa un bagno nella bellezza di una terra che incanta. dove è bello vivere e tornare. Spoleto's Home ti accompagna in questo viaggio per farti trovare la casa dei tuoi sogni!

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